O putanarum putanissima vacha vacharum
O potifarum potissima pota potaza
Quam nunquam potui faciam catare futendi
Tu Phrosina mihi faveas mea sola voluptas
Nulla mihi poterit melius succurrere musa
Nullus Apollo magis: quam tu pulcherrima, non si
Bellorophonteum tota cum pelle caballum
Magnassem aut montem omnemque heliconidis umbram
Si modo ipocritos fratres chiericasque futentes
Paululum donec compono carmina linquens
Non dico semper nihil est impossibile magis
Tu tamen interea sive es mea sive fratorum
Cognosces in me quantum tua numina possunt
Queque tua veniunt stilantia carmina pota
Tuque Leonico facilem concede potifam
Flora tuo haud aliter posset componere versum
Tu quoque Domicio faveas fornara Parenzo
Atque tuis manibus factam plenamque fenochis
At te cum veniet caldam donato fugazam
Aspices lector Prisciani vulnera mille
Gramaticamque novam quam nos docuere putanas
At nunc incipimus aures adhibete benignas.
Traduzione
Tu, la più gran puttana di tutte le puttane, vacca fra le vacche,
la più gran fica di tutte le fiche, fica ficazza,
che mai ho potuto trovare sazia di fottere,
tu, Frosina, mia sola voluttà, siimi benevola:
le Muse non potrebbero essermi d'aiuto meglio di te,
e neppure Apollo, o mia bellissima,
neppure se mi mangiassi il cavallo di Bellerofonte
con tutta la pelle o tutt'intero il monte ombroso d'Elicona:
se soltanto lascerai un po' perdere i frati ipocriti
e le chieriche che sempre fottono, finché compongo il mio poema.
Non oso dire sempre, finché non c'è niente di più impossibile.
Tuttavia tu, in quel mentre, la dia a me o la dia ai frati,
conoscerai quanto potere hanno su di me i tuoi voleri
e tutte le poesie che cadono goccia a goccia dalla tua potta.
E tu, Flora, dalla al tuo Leonico: tanto, lo fai con facilità!
In nessun altro modo egli potrebbe comporre versi!
E anche tu, fornaretta, concedi i tuoi làvori a Domizio Parenzo
e quando viene da te, fa che riceva in dono una focaccia appena sfornata.
Potrai vedere, lettore, le mille ferite di Prisciano,
il nuovo latino che ci hanno insegnato le puttane
e i versi che componemmo cantando dopo cena.
Talvolta il poeta invoca come Muse le puttane!
Ma ora cominciamo: predisponete benignamente le vostre orecchie.
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