Viva la fica, il ciel sereno
il buco del culo, l'arcobaleno.
E se qualcuno si rivolta
viva la fica un'altra volta!
Anonimo

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Goliardici
L'uccellin senza paura PDF Stampa E-mail
Signori qui comincia l'avventura 
dell'uccellin che non avea paura, 
e Teresina che lo prese al volo, 
non s'era accorta che ci avea...

Lo scolo delle nevi è terminato, 
scriveva la servetta al fidanzato, 
e andandosene in giro pel paese, 
acquistava le pezze del...

Marchese Villabruna era partito, 
affidando la moglie ad un amico, 
dato che questo si chiamava Pietro, 
glielo infilava pure nel....

Di dietro al monumento di Mazzini, 
giocavano a scopone i ragazzini, 
siccome tra i ragazzi si fa lega, 
l'un l'altro si tiravano una...

Sega, sega, sega falegname, 
per procacciarti il pane ed il salame, 
e che per divertirti, alle ore nove, 
fai con tua moglie un bel...

Sessantanove arditi eran partiti 
all'Africa orientale destinati, 
portavano il mantello sulle spalle, 
e sotto si grattavano le ...

Le palle di cannon son disuguali, 
ci sono quelle tonde e quelle ovali. 
Facevano bivacco, i soldatini, 
sognando di carezze e di...

Bocchini! Un bel bocchino colorato!.. 
gridava il venditore giù al mercato, 
e si fermò a comprarlo Suor Luciana 
che di notte faceva la....

Puttana la miseria m'è sfuggito, 
urlava il cacciatore inveperito, 
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quell'uccellin che non avea paura!

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La bella Irene PDF Stampa E-mail

Stava la bella Irene 
in sul verone assisa, 
toccandosi la fi... 
la fila dei botton!

Lui, che in giardino stava, 
godendo come un pazzo, 
mise la mano al ca... 
al caro mandolin.

"Quando saremo sposi 
ti porterò a Milazzo: 
ti mostrerò il mio ca... 
il mio caro genitor.

Poscia, girando il mondo, 
ti porterò anche a Nizza, 
mi mostrerai la pi... 
la piccola città dei fior.

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Fanfulla da Lodi PDF Stampa E-mail
Il barone Fanfulla da Lodi
condottiero di gran rinomanza
fu condotto una sera in istanza
da una donna di facile amor.

Era nuova ai certami d'amore
di fanfulla la casta alabarda
ma alla vista di tanta bernarda
prese il brando e si mise a pugnar

E cavalca, cavalca, cavalca
alla fine Fanfulla si accascia
al risveglio la turpe bagascia
"Cento scudi mi devi tu dar"

Vaffancul, vaffancul, vaffanculo
le risponde Fanfulla incazzato
venti scudi già ieri ti ho dato
ed il resto lo prendi nel cul

Passa un giorno, due giorni, tre giorni
e a Fanfulla gli prude l'uccello
cos'è mai questo male novello
che natura ci vuole donar?

Fu chiamato un famoso dottore
quello venne e poi disse: "Fanfulla
qui bisogna amputare una palla
se di scolo non vuoi tu morir"

La morale di questa vicenda
si riduce alla legge del menga:
chi l'ha preso nel cul se lo tenga
ed impari ad usare il goldon!
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La scorreggia nei secoli PDF Stampa E-mail

Sin da quando il mondo aveva 
ben viventi Adamo ed Eva 
era in voga in tutti quanti 
di coprire sì il davanti 
ma nessuno pensò, strano, 
di coprirsi il deretano. 

Le scoregge più discrete 
conturbavano la quiete 
ed allor i dolci suoni 
non urtavano i calzoni. 
La scoreggia di gran gloria 
s'è coperta nella storia.

Sin da quando i sodomiti, 
di scoregge assai periti, 
per eccesso di misura 
si otturavan l'apertura, 
i Romani allor sommessi 
non frenavan gli eccessi.

Pur Augusto Imperatore 
scoreggiava tutte l'ore 
e la corte assai perfetta 
scoreggiava in etichetta, 
e persino in casi gravi 
scoreggiavano gli schiavi.

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Tifi Odasi. Macharonea erotica PDF Stampa E-mail
O putanarum putanissima vacha vacharum
O potifarum potissima pota potaza
Quam nunquam potui faciam catare futendi
Tu Phrosina mihi faveas mea sola voluptas
Nulla mihi poterit melius succurrere musa
Nullus Apollo magis: quam tu pulcherrima, non si
Bellorophonteum tota cum pelle caballum
Magnassem aut montem omnemque heliconidis umbram
Si modo ipocritos fratres chiericasque futentes
Paululum donec compono carmina linquens
Non dico semper nihil est impossibile magis
Tu tamen interea sive es mea sive fratorum
Cognosces in me quantum tua numina possunt
Queque tua veniunt stilantia carmina pota
Tuque Leonico facilem concede potifam
Flora tuo haud aliter posset componere versum
Tu quoque Domicio faveas fornara Parenzo
Atque tuis manibus factam plenamque fenochis
At te cum veniet caldam donato fugazam
Aspices lector Prisciani vulnera mille
Gramaticamque novam quam nos docuere putanas
At nunc incipimus aures adhibete benignas.
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